Auditorium 的个人资料auditorium di Casatenovo日志列表 工具 帮助

日志


1月26日

Australia: Kidman e il mandriano

Australia: Kidman e il mandriano
la diva sbaglia un altro film

Da qualche stagione le pellicole che sceglie alla fine risultano deludenti


di NATALIA ASPESI
Mai più brava come nel dolente Ritratto di signora, mai più bella come nel cimiteriale The others, mai più scaltra come nell'effeminato The hours con cui, mettendosi un nasone finto per essere Virginia Woolf, riuscì a vincere un Oscar; sarà stata la fine del suo matrimonio con Tom Cruise, o i quarant'anni, oppure la felicità di un nuovo marito e della recente maternità; ma insomma, Nicole Kidman non è più lei. Il suo tenero splendore si è attenuato, i film che sceglie, sia quelli programmati per un sicuro successo che quelli coraggiosamente anomali, alla fine risultano fastidiosi, deludenti, talvolta un fiasco.

Non è venuto tanto bene neppure Australia, e questa volta la Kidman se n'è accorta e ha addirittura dichiarato di non essere orgogliosa del suo lavoro e di vergognarsi della sua partecipazione al kolossal. Costato 147 milioni di dollari, per ora al box office langue: negli Usa e nel continente che gli dà il titolo. Vedremo in Italia, dove arriva il 16 gennaio, strombazzato da mesi come grandioso capolavoro per le grandi masse, sotterrandoci con interviste tutte plaudenti a chi, come il regista e i protagonisti, non può certo dire, come poi fa una buona parte del pubblico, il film è una barba, lunga quasi tre ore, con una decina di happy e unhappy end, una in fila all'altra, tanto da desiderare che finisca malissimo, pur di liberarsi della sua musica assordante, dalla sua melensaggine e dalla sua continua inesorabile prevedibilità.

Infatti: alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale c'è un'aristocratica signora inglese, altera, padronale elegantissima e bella e c'è un mandriano australiano, altero, padronale calzato Ferragamo e bello che s'incontrano a Darwin: litigano, se ne dicono di tutti i colori, si sa, sono così diversi, ma poi... Tipica situazione tra Katharine Hepburn e Humphrey Bogart, pare di essere tornati in un film anni 50 in bianco e nero ("La regina d'Africa" di John Huston), quando il pubblico era ancora innocente e aspettava fremente la dissolvenza sul bacio finale. Adesso invece siamo in una megaproduzione ultracolorata 2008, studiata apposta per scuotere l'audience sedata da Internet e dalla vita, sia con la carnagione alabastrina di Nicole Kidman che con il guizzare della schiena nuda di Hugh Jackman, tipo pubblicità dei deodoranti griffati.

Per non sbagliare, e quindi sbagliando, il regista Baz Luhrmann che ha i suoi raffinati cultori (Moulin Rouge! e Romeo + Giulietta), non ci fa mancare nulla; dal bacio sotto il diluvio dei due protagonisti in abito da sera, al feroce bombardamento (Darwin fu colpita dall'aviazione giapponese il 19 febbraio 1942, due mesi dopo Pearl Harbour) da cui gli stessi escono illesi, dall'eroico ubriacone che calpestato da una mandria di bovini in fuga, pur agonizzante, chiacchiera imperterrito per venti minuti, al vecchio sciamano che dall'alto di varie rupi, nudo e in piedi su una gamba sola come una gru, cantilena suoi esorcismi e maledizioni. Ovviamente gli aborigeni, scelti tra i meno brutti, sono buoni e perseguitati, mentre i bianchi sono cattivi e avidi, come il ricco capitalista (in mucche), il bieco arrivista vendicativo e assassino o le vecchie signore bianche pettegole e razziste.

C'è un tema serio nel film che ha segnato la storia di quel continente come una ferita non ancora cancellata: per decenni, i figli nati dalla sopraffazione di uomini bianchi su donne aborigene (non si registrarono casi opposti), furono sistematicamente strappati alle madri non per essere allevati dai padri, ma per finire abbandonati e rinchiusi in istituti religiosi dove venivano sottoposti a ogni crudeltà per cancellare la loro cultura originaria. Ma la storia dell'undicenne Nullah lascia indifferenti perché il ragazzino, che è anche il narratore dei fatti, è di angelica bellezza e di magica furbizia, e si sa da subito che la buona lady inglese lo adorerà e riuscirà a strapparlo all'uomo malvagio che fa finta di non essergli padre, al poliziotto malvagio, al prete malvagio e alla guerra malvagia, dopo spaventi e singhiozzi a non finire.

Certo i paesaggi ripresi nell'outback del nord, nel Nuovo Galles, nel Queensland, sono meravigliosi, di abbagliante richiamo turistico, malgrado il pesante intervento del digitale, come, per esempio, quando 1500 vacche per sfuggire al fuoco sfrecciano come demoni per suicidarsi gettandosi in un precipizio senza fine e il piccino con la sola forza del suo sguardo (e col biascicare del vecchio sulla solita rupe) riesce a fermarli. Jackman, che era più espressivo come il mutante Wolverine nella trilogia di X-Men, non ce la fa a rievocare il cinemito del maschio rude che piega la capricciosa femmina, malgrado gli sforzi degli addetti stampa per paragonarlo al Rhett di Clark Gable in Via col vento, personaggio che ancora oggi, sessant'anni dopo, suscita nelle signore qualche fremito di piacevole masochismo. Ma non Jackman, pur molto bello, ci vuole altro!

Kidman da parte sua, spalanca continuamente gli occhi, stupefatta sia dal canguro che dal linguaggio scurrile del bel giovanotto, e pur trovandosi in una casupola persa nell'immensità del deserto australiano, con le valigie fracassate durante una zuffa tra ubriaconi, cambia vorticosamente ogni cinque minuti eleganti vestiti e setosa biancheria. Sulla sua figura filiforme camicette monacali, gonne diritte e lunghe a metà polpaccio e giacchine da amazzone, fanno una gran figura e lanceranno certamente la moda, del resto attuale, della massima sobrietà e castità. Scena indimenticabile e forse spiritosa: nei vecchi film era la ragazza insignificante che, diventata bellissima, arrivava alla festa lasciando di stucco i giovanotti. Qui è il rozzo mandriano che, rasatosi la barba e sostituito i luridi panni con uno smoking con giacca bianca, diventa magicamente gentleman attirando sguardi invidiosi e ghiotti e conquistando per sempre la sua bella.



1月24日

Cineforum 2009

19 febbraio

Il Divo
26 febbraio Il petroliere
12 marzo Io non sono qui
19 marzo Lo scafandro e la farfalla
26 marzo Lezione ventuno
2 aprile Frost Nixon

19 febbraio 2009
IL DIVO
Un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Anna Bonaiuto; durata 110 min. - Italia 2008.
C'è un uomo che soffre di terribili emicranie e arriva anche a contornarsi il volto con l'agopuntura pur di lenire il dolore. È la prima immagine di Giulio Andreotti ne Il divo.
Paolo Sorrentino torna a fare cinema direttamente politico in Italia. Compie una scelta difficile pur decidendo di colpire un obiettivo facile: Andreotti. L'uomo di Stato che è stato definito di volta in volta, la Sfinge, il Gobbo, La Volpe, il Papa nero, Belzebù e, giustappunto, il Divo Giulio: ecco il simbolo di una riflessione sui mali del nostro Paese.

26 febbraio 2009
IL PETROLIERE
Un film di Paul Thomas Anderson. Con Daniel Day-Lewis, Paul Dano; durata 158 min. - USA 2007
Daniel Plainview è un cercatore d'argento che, alla fine dell'800, trova il petrolio nell'Ovest degli Stati Uniti. La sua ricchezza diventa considerevole grazie anche all'unico figlio che lo aiuta a convincere i contadini a cedergli i terreni. Troverà però sulla sua strada un giovane predicatore che prima lo aiuterà e poi, temendo l’arrivo della modernità, manipolerà contro di lui la comunità. L'uomo, sempre più accecato da una misantropia assoluta, precipiterà sempre più nell'avidità del possesso.
Il regista non smentisce le proprie doti di narratore possente sostenuto da un cast all'altezza, su tutti Daniel Day Lewis.

12 marzo 2009
IO NON SONO QUI
Un film di Todd Haynes. Con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger; durata 135 min. - USA 2007.
Profeta, cantastorie, contestatore. Anticonformista, folle, genio assoluto del novecento. Io non sono qui è un viaggio nel tempo di Bob Dylan, attraverso il ritratto di sei personaggi – colti ognuno in un aspetto diverso della vita artistica e privata del menestrello americano – che intrecciano le loro storie di protesta, disagio, erranza e solitudine in una performance evocativa diretta da Todd Haynes.
Il regista americano sperimenta una narrazione frammentata e psichedelica, utilizzando sei diversi stili di regia all'interno di ogni microcosmo narrativo.

19 marzo 2009
LO SCAFANDRO E LA FARFALLA
Un film di Julian Schnabel. Con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner; durata 112 min. - Francia 2007
Un uomo di successo, direttore di una famosa rivista francese, viene colto da ictus e cade in coma. Al risveglio vede lo sfarfallio di una luce bianca accecante, frazionata da sprazzi di colore sfocati, prismatici, geometrici, espansi. Lentamente, il contorno di figure umane in camice, anticipate dall'eco di voci lontane e poi vicine, voci e figure che ora si fanno giganti e mostruose, così come il grandangolo di un occhio offeso le percepisce.
Questi sono l'antefatto e i primi minuti di Lo scafandro e la farfalla del regista e pittore Julian Schnabel. Arriva in Italia sull'onda di un importante successo internazionale, concretizzatosi in un riconoscimento a Cannes (migliore regia) e ai Golden Globes (miglior film straniero e regia).

26 marzo 2009
LEZIONE VENTUNO
Un film di Alessandro Baricco. Con Noah Taylor, Clive Russell; durata 92 min. - Italia 2008.
Il Professor Mondrian Kilroy non era amato dai suoi colleghi all'Università ma molto apprezzato invece dagli studenti. Di lui era rimasta famosa la da lui denominata Lezione 21 in cui smontava il mito della Nona di Beethoven con particolare riferimento all'Inno alla Gioia.
Alessandro Baricco regista. Una novità assoluta per tutti ma forse non per chi nei sui romanzi aveva già avvertito l'urgenza della parola di farsi immagine. In questo caso non c'è un libro alle spalle ma una vera e propria sceneggiatura originale che sfiora l'esercizio di stile raffinato e colto riuscendo però a evitarne la sterilità.

2 aprile 2009
FROST/NIXON
Un film di Ron Howard. Con Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, durata 122 min. - USA 2008.
Il più famoso duello politico televisivo della storia: quello fra il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, colpito dallo scandalo Watergate, e David Frost, cronista sottovalutato dagli uffici del Presidente.
Ron Howard si dimostra, ancora una volta, in grado di fare spettacolo partendo da una materia che sulla carta non si dimostra particolarmente adatta. Perché lo script del film è di Peter Morgan, il quale ha portato la vicenda sui palcoscenici di Broadway e di Londra con successo grazie ai due protagonisti (Langella premiato anche con un Tony Award). Ma, appunto, di teatro si tratta. Trasformare delle interviste televisive, per quanto storiche, in cinema non è un'impresa facile ma Howard ha centrato il bersaglio.



1月19日

Yes Man


Cosa succederebbe se un tipo qualsiasi potesse avere i poteri di Dio per sette giorni? Una settimana da Dio. E se un avvocato abituato a mentire diventasse fisicamente incapace di dire una balla? Bugiardo bugiardo. E se Jim Carrey tornasse alla "commedia del se" dopo Una settimana da Dio e Bugiardo bugiardo? L'ipotesi diventa certezza con Yes Man di Peyton Reed in cui l'amabile Carrey è Carl Allen, un impiegato di banca dedicato ai prestiti che comincia a dire sì a tutto per uscire da una brutta depressione dovuta ad una storia d'amore andata male.
Accetterà che un ladro lo derubi del portafogli, studierà coreano e imparerà a pilotare un aereo. Le cose miglioreranno improvvisamente ma quando Carl troverà anche un nuovo amore, si accorgerà che dire sempre sì può avere le sue controindicazioni. Vale sempre la pena pagare il biglietto per vedere Carrey fare lo scemo anche a 46 anni suonati? Sì. Il film, dopo l'assunto iniziale, è così prevedibile da poter immaginare scena quello che accadrà? Sì. La cosa dopo 104 minuti può anche annoiare mortalmente? Sì. Consigliamo il film solo ai fan di Jim Carrey. Per tutti gli altri, forse è meglio di no.
Da Il Messaggero, 9 gennaio 2009

Dal 24 gennaio all'auditorium di Casatenovo


1月9日

Il bambino con il pigiama a righe

Tratto dall’omonimo romanzo scritto da John Boyne nel 2006, adattato per lo schermo e diretto da Mark Herman, Il bambino con il pigiama a righe (The Boy In The Striped Pyjamas), uscito oltremanica all’inizio dello scorso settembre, arriverà nei nostri cinema il prossimo 19 dicembre.

La staria, ambientata nella seconda guerra mondiale, viene raccontata attraverso gli occhi di Bruno, un bambino di 8 anni figlio di un comandante delle SS. Bruno fa amicizia con Schmuel, un bambino ebreo rinchiuso nel campo di concentramento di Auschwitz, con cui conversa e gioca attraverso la barriera di filo spinato del campo. La loro amicizia finisce per avere conseguenze allarmanti ed inaspettate. Nel cast ci sono Asa Butterfield, Zac Mattoon O’Brien, David Thewlis, Vera Farmiga, Rupert Friend, Richard Johnson, Sheila Hancock e Jim Norton.


all'auditorium di Casatenovo dal 17 gennaio